Full immersion nell’opera di Giuseppe Chiari

Grazie all’invito di Mario Chiari, figlio dell’artista, ho la bella opportunità di approfondire l’opera di Giuseppe Chiari.
Conoscevo già Gesti sul Piano, il suo lavoro più celebre e sperimentale per pianoforte. Avevo guardato i video ispirati alla performance del pezzo ripresi con la telecamera dall’alto, le mani di Chiari in primo piano nell’estensione di due ottave circa. Il loro movimento, quasi personaggi autonomi che agivano tra di loro e sulla tastiera, mi aveva incantato e anche emozionato. Mi pareva anche che quello fosse il risultato poetico di riflessioni critiche molto più ampie.

In effetti è così; mi ritrovo ora a navigare tra saggi critici, frasi e libri d’artista, articoli e interviste, fotografie di Chiari in performance, video, registrazioni e ovviamente anche partiture (in notazione musicale tradizionale, grafica e verbale), tutte creazioni del compositore, artista e performer accolto subito nel gruppo Fluxus e dal milieu internazionale dell’arte concettuale.
Per il centenario dalla nascita di Chiari (avvenuta nel 1926 a Firenze) sono stati pubblicati anche diversi testi critici che ne ricostruiscono l’opera e aiutano a percorrere le lunghe strade dei suoi lavori, costantemente rivisitati lungo tutto il corso della vita.
E’ il caso di Gesti sul Piano, che dopo la prima partitura del 1962 andò incontro a molte trasformazioni e sviluppi, seguendo la creatività del suo autore che ne divenne presto anche l’esecutore (prima di lui lo erano stati Frederic Rzewski, a cui Gesti è dedicata, e Giancarlo Cardini). Dalla notazione su carta, con varie partiture verbali e grafiche, a sequenze fotografiche e video, dalla composizione aperta all’improvvisazione in performance, la vita di questo pezzo ha lasciato molte e differenti tracce. Scoprirle lascia la piacevole sensazione di una caccia al tesoro, di cui scriverò più dettagliatamente in seguito.
Adesso però è il momento di giocare/suonare “con” Gesti sul piano. Un modo allo stesso tempo serio e divertente per aprire nuove porte… cosa ci sarà dall’altra parte?



”L’uomo non conosce l’esistenza dei tasti / la tastiera è per lui una lunga striscia bianca 

egli ha però capito che le sue mani le sue braccia possono lasciare un’impronta sulla tastiera come sulla sabbia 

ha capito 

che la sua rabbia la sua ansia la sua tensione la sua fissità

la sua apatia la sua tenerezza lasceranno per un attimo sulla 
striscia bianca un’impronta rabbiosa tenera…

non ha mai visto suonare un piano 

non concepisce che un dito serva per un tasto. “



Giuseppe Chiari, 1969

Suonando/giocando con Gesti sul Piano di Giuseppe Chiari

Immagine di testa dalla mostra “Party Chiari & Amicizie Fluxus” alla Galleria Susanna Orlando – Pietrasanta, 2026