Reggio Emilia, Festival Aperto for Philip Corner
This year Philip Corner celebrates his first 90 years!
Festival Aperto in Reggio Emilia dedicates an event to his 70-years composing career, a very special concert where I will have the honour and pleasure to play his piano works with him.
Very much looking forward to next October 4th, 20.30, at the beautiful Sala degli Specchi in Teatro Valli, Reggio Emilia (tickets, program and info here).
Below some pics by @Andrea Mazzoni
and a poetic review by writer and journalist Ivanna Rossi,
author of “Gli sConcerti di Philip Corner-The disConcerts of Philip Corner”
(Italian / English)
pics by @Andrea Mazzoni for Festival Aperto








Ivanna Rossi, Philip sconcerto di Philip Corner e Agnese Toniutti alla Sala degli Specchi, 4 ottobre 2023.
(scroll down for English translation by Philip Corner)
Gli specchi sono pieni di gente che si specchia su altra gente che si specchia su altra gente. Philip e Agnese sono quattro otto sedici trentadue musicisti…
Entrano e si profondono in un inchino davanti al monolito nero lucente che racchiude il Sacro Nulla carico di infinito silenzio rumore pensiero.
I musicisti hanno abiti bianchi e neri come tasti di questo mondo.
L’inchino riconosce il Potere, il pubblico riconosce l’inchino.
Il concerto può finire qui: cominciando.
Gli applausi si rispecchiano all’infinito.
Fare musica è ascoltare il suono goccia a goccia. Cogliere una nota con un dito, seguirne la coda nell’aria. Ogni nota manda una scia di borotalco luminoso. Un bouquet di note, poche.
Il dito resta teso nel riverbero sonoro, si abbassa in silenzio, dubbioso di aver preteso troppo, o poco e niente.
Agnese graziosamente rovista tra le note, cerca qualcosa che punga. Rovista con delicatezza, prova, scarta, tralascia. Le note cadono con code vibranti, con strascichi setosi e cangianti.
Ecco ha trovato: una nota interrogativa, un punto interrogativo sottile e appuntito, di cristallo. E’ una nota in why.
La prova: sì, va bene è una nota impavida, capace di fronteggiare il Tabernacolo d’ogni spavento.
Osa: why?
La Forza risponde dall’Alto con voce bassa continua pervasiva.
Pensi: adesso calpesta il why importuno, lo fa tacere.
No, non succede, il why allora saltella importuno inopportuno e cristallino, reca disturbo al motore immobile che lo sovrasta con un suono che non tramonta e non muta.
Why?
Risponde il suono pastoso di un respiro grave, di un pensiero assorto che fa risalire il sangue rombando fino alla testa.
Why? saltella la domanda cristallina.
Il sacro rombo illumina di tuoni e lampi la cupola del cielo, lo spazio dentro fuori e oltre, e lei, armata della sua indefettibile nota di cristallo, ancora: why?
Lui manda lo stesso identico rombo cavernoso, sempre uguale e diverso, definisce infinitamente paziente lo spazio eterno, oscuro, e lei lo punge: why?
Lui soffia lo stesso identico suono rovente e onnipotente, e lei: why? e ancora: why? Lui romba con spaventosa fermezza che non ammette repliche e non si cura di dare spiegazioni, è così e basta.
Lei insiste, insiste e pungola: why? why?
Da un momento all’altro il rombo schiaccerà il punto di domanda come un insetto. Lo spiaccicherà al suolo, lo zittirà per sempre.
Invece Whhhrom e Whhhrom e Whhhrom, why e why e why, una interrogazione, una non risposta, una danza all’Infinito.
Cade il Silenzio. Chi si è arreso per primo? Non lei, non Lui.
In scena c’è un piccolo piano toys fuori luogo, ridente, pronipote della maestà del meraviglioso Steinway.
Dove solleticarlo? Dove picchiettarlo? come fargli dire quel che sa?
Philip lo saggia con la sua bacchetta: sì, toccato di sopra il pianotoys dà un suono sordo; se lo batti sui tasti fa uno stridìo; se l’accarezzi sul fianco è capace solo di un banale fruscio.
Se la bacchetta capita in un angolo della tastiera, ecco che spingendo e frullando si produce un trillo gioioso: ah! si trova lì il bandolo della musica! Sta lì, invisibile, raggomitolata stretta.
Come in Spoon River, qui detto Crostolo, Philip fu sorpreso dai suoi novant’anni ma con la vita avrebbe ancora giocato…
Agnese si siede a suonare scalpitando, con scatti del corpo, delle gambe e delle dita: appare un centauro musicale, un Monstrum con cinque gambe e una coda. Non sa ancora cosa dire.
Quando si siede Philip, manda guai: “Guai a voi!”
L’avvertimento fende a zig zag un bosco di note in salita. Il suono cade rotto, gelato, tagliato improvvisamente in modo netto. Affettato.
Insiste, sbuccia il suono con un colpo preciso; lascia nel bosco una segatura sonora.
Saltella nell’aria, è già un altro giorno.
Creature selvatiche veloci passano veloci tra sgranature di suoni con inclinazioni diverse. Dall’alto cade l’eco luminosa di un suono non finito. Infinito.
Una danza a volo radente attraversa piano piano la sala, sotto voce, al battito di una formazione di oche, tranquille. La musica green è un omaggio alla dolce Phoebe dai capelli verdi, che sa sempre dove andare. Le oche sposate bianche se ne vanno lente a due a due dalla sala, obbediscono all’invito di andarsene senza voltarsi, che ormai basta, cos’altro c’è da dire e non dire?
Gli applausi si rispecchiano tutt’intorno affettuosamente, ancora da prima.
Ivanna Rossi
(E Philip aggiunge) Why? chiedi tu. La risposta si trova negli mille anni di commentari talmudichi…..; Why not?
Some backstage pics ↓





This one was in 2018 in Turin, at Artissima Fair
