Recensione e scatti da Fluxus Cardboards per Giuseppe Chiari
Una bella giornata davvero quella al MAMBo – Museo di Arte Moderna a Bologna sabato 26 settembre. E’ stato un vero piacere far parte delle celebrazioni per il centenario di Giuseppe Chiari, visitare la bellissima mostra e ascoltare l’esecuzione incantatoria dei Metodi per suonare fatta da Deborah e Chiara.
Qua potete trovare la recensione completa del doppio evento a firma di Paolo Carradori per Le Salon Musical.
Qui sotto ne riporto un estratto interpolato da qualcuna delle immagini concesse cortesemente dal Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna scattate da Ornella De Carlo.
Agnese Toniutti redige un programma Fluxus Cardboards For Giuseppe Chiari Solo che coinvolge compositori che non solo hanno preso parte più o meno attiva al movimento/non-movimento Fluxus (del quale il compositore fiorentino è stato unico italiano a far parte come membro ufficiale dal 1962) ma condividono con lui una stessa visione della ricerca, della sperimentazione, dell’azione musicale: Philip Corner, Giancarlo Cardini e Mieko Shiomi.
Intervalli n.2, Do, che fa parte di un ciclo pianistico di dodici parti, è un buon biglietto d’ingresso nel mondo di Chiari. Blocchi accordali roteano sospesi, si rincorrono, vanno come a riempire uno spazio indefinito, si accumulano creando tensioni. […] La Toniutti cesella ogni elemento, gli offre una forma cangiante in uno scenario dove ritmo esecutivo e gesto, completano una lettura profonda. Con Exstensions of Giuseppe Chiari’s “DO” e Giuseppe Chiari’s “DO”further extended Corner gioca, elabora, dilata gli intervalli. Estensioni che rigenerano suoni nuovi, percorsi imprevisti, angoli acuti, cascate luminose. Corner usa i materiali di Chiari, li evoca, come rampa di lancio per nuove esplorazioni, in un dialogo a due dove si afferma che la partitura non è mai definitiva.




Se Chiari è soprattutto conosciuto, anche da chi frequenta poco la contemporanea, per Gesti sul piano (una lunga gestazione che va dal 1962 al 1976) una ragione di fondo ci sarà. Probabilmente perché è tra i primi esempi di musica da vedere, filo diretto con la poetica Fluxus. […] Una musica d’azione mai uguale a se stessa, plastica, imprevedibile. La Toniutti, che sa benissimo che anche il proprio ruolo, il suo rapporto con lo strumento è costantemente in discussione, sceglie la strada di un prosciugamento dell’aspetto performativo a favore di una radicale ricerca sonora.







L’ultima violenta vibrazione dei gesti ancora vaga quando si apre lo scenario su Foglie d’autunno lentamente trascolorano. Potremo definire Cardini una piacevole anomalia nel quadro della nuova musica del secondo Novecento. Che ci fa in quel contesto di ricerca estrema un compositore che dichiara di amare incondizionatamente la melodia? A Bologna la risposta ce la dà la pianista friulana che conosce bene il compositore toscano proponendo questo breve capolavoro. Con Foglie d’autunno… Cardini dimostra come la melodia, depurata da luoghi comuni e vizi, ci possa raccontare attraverso bellezza, purezza del silenzio, poesia dell’attimo fuggente, le inquietudini, problematiche e fragilità dell’uomo contemporaneo. Nella trama cardiniana la traccia melodica evocata è sempre macchiata, ferita da un’inquietudine, un dubbio, che la rende attuale, mai scontata, mai sdolcinata. Nel gioco delle amicizie, complicità e dediche Chiari tra il 1997 e il 1998 scrive PCA (Per Cardini) due fascicoli contenenti otto brevi composizioni pianistiche. Qui traspare l’intimità dello scambio dialogico, attraverso frasi brevi, asciutte. Il compositore pare volersi avvicinare alla poetica dell’amico, riuscendo solo a sfiorarla.

Il set della Toniutti si chiude con Direction music for a pianist della Shiomi. La pianista diviene anche voce narrante su frammenti poetici, riflessioni sull’arte e sulla vita. […] La performance crea una relazione diretta con il pubblico attraverso i cartoncini come oggetti musicali, la parola, il monologo, il pianoforte inteso come congegno capace di generare un’azione amplifica la capacità comunicativa del lavoro.







